Policlinico, farmacia aumenta i prezzi: risarcimento da 462mila euro

La sentenza d'Appello della Corte dei Conti. In tre dovranno pagare i danni all'Università di Messina per aver pompato il costo del materiale ospedaliero
Messina, Archivio

MESSINA. Nuovo capitolo dell’affaire Sitel, lo scandalo della farmacia del Policlinico di Messina, esploso negli anni ‘90. La sezione giurisdizionale d’Appello della Corte dei Conti ha condannato, a pagare all’Università di Messina quasi 462 mila euro, oltre alle spese legali, i tre attori della vicenda: la società informatica Sitel, Dino Cuzzocrea, all’epoca dei fatti amministratore della ditta e Concetta Paone, funzionaria del servizio della farmacia, per aver pompato i prezzi del materiale ospedaliero acquistato dal Policlinico.
In sostanza, secondo il collegio giudicante, presieduto da Salvatore Cilia, si era venuto a creare un sistema fraudolento per cui i responsabili del reato facevano acquistare all’Università prodotti sanitari a prezzi «notevolmente superiori» rispetto a quelli che c’erano sul mercato, con lo scopo di «far conseguire illeciti profitti alle ditte fornitrici, nonché cospicui guadagni alla stessa Sitel».
Un’indagine farraginosa che ha visto coinvolto il fratello dell’ex rettore, Diego Cuzzocrea. La prima puntata della vicenda risale al 1989, 23 anni fa, quando la Sitel stipula una convenzione con l’Università per la gestione del sistema d’informatizzazione della farmacia del Policlinico. La Sitel avrebbe dovuto garantire che i fornitori praticassero prezzi entro i limiti fissati nei listini ufficiali, predisposti dalle ditte e, soprattutto, far risparmiare all’Università il massimo possibile.
Il caso scoppia dopo un esposto anonimo alla procura del Tribunale di Messina «su presunte illegalità delle procedure di acquisto dei farmaci». L’Università nomina una commissione di indagine, che rileva una «prassi consolidata a danno dell’Ateneo». Nel ’99, la procura della Corte dei Conti chiede la condanna della Sitel, di Dino Cuzzocrea – definito dai magistrati il «factotum» della Sitel - e di Concetta Paone. Ai tre viene chiesto di risarcire all’Università circa 913 milioni di vecchie lire.
Nel 2001 arriva la sentenza di primo grado della Corte dei Conti, che condanna soltanto Concetta Paone, mentre assolve la Sitel e Cuzzocrea. Presentato appello, la difesa della Paone ha sostenuto che «la funzionaria non avrebbe avuto alcun obbligo di vigilare sull’operato della Sitel, né di verificare se i prezzi da essa dichiarati fossero conformi ai listini ufficiali».
Adesso, la sezione d’Appello della Corte dei Conti condanna tutti e tre i protagonisti dell’affaire. I giudici hanno ritenuto che la materia è di competenza della magistratura contabile, perché la Sitel e di conseguenza Cuzzocrea avevano avuto un rapporto con l’amministrazione pubblica. La Corte ha bocciato l’eccezione di maturata prescrizione quinquennale sollevata dai legali, perché l’inizio dei termini di prescrizione va calcolato dal ’95, quando gli ispettori consegnano al rettore l’esito delle indagini. Considerato che i tre sono stati citati in giudizio nel ’99 il reato non si può considerare prescritto. Intanto, l’avvocato Bonaventura Candido, legale della Sitel e di Dino Cuzzocrea, annuncia ricorso in Cassazione: «Perché la materia non è di competenza della Corte, che, in ogni caso, ha commesso errori nella determinazione del danno, in quanto ha condannato i miei assistiti anche in relazione ad imputazioni per quali, in sede penale, erano stati assolti in appello».

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