Il mistero dei debiti fuori bilancio: buco di oltre 10 milioni

Il conto delle spese legali, parcelle e spese giudiziarie sale. Ma sull'entità esatta delle somme da pagare ai vincitori e sul livello di rischio di quelle ancora in corso è buio pesto. Entro il 2 novembre occorrerà ricostruire un puzzle in cui mancano molti pezzi
Messina, Archivio

MESSINA. A palazzo Zanca non sanno con precisione a quanto ammontino o a quanto rischino di ammontare le spese relative al contenzioso. Un pozzo senza fondo quello dei debiti relativi alle cause perse dal Comune. Intanto il conto delle spese legali, parcelle e spese giudiziarie sale da dieci a sedici milioni di euro. Ma sull'entità esatta delle somme da pagare ai vincitori e sul livello di rischio di quelle ancora in corso è buio pesto. Entro il 2 novembre occorrerà ricostruire un puzzle in cui mancano molti pezzi.
La Corte dei conti, che ha fatto partire ufficialmente il conto alla rovescia per quel dissesto che da più parti viene dato per scontato, non vuole sentire ragioni. Entro il 2 novembre al massimo entro il 10, vuole una dettagliata relazione. Vuole capire quale sia la reale situazione finanziaria del Comune. A quanto ammontino i crediti e a quanto ammontino i debiti. Si deve capire se ci siano ancora le possibilità di garantire i servizi minimi essenziali: dal trasporto pubblico, ai servizi sociali, alla raccolta dei rifiuti. Ma per ricostruire un complicatissimo puzzle occorre avere in mano tutti i pezzi. Il fatto è che molti di questi pezzi mancano. Così, i revisori dei conti e gli stessi esperti del commissario del Comune, sono alla ricerca delle spese che derivano o che potrebbero derivare dal contenzioso. L'unica certezza è che alla voce avvocatura le spese che riguardano parcelle e giudizi sono salite da dieci a sedici milioni. Ma quello che sfugge è l'entità del danno da pagare a chi ha vinto le cause contro palazzo Zanca. Il Comune non ha una database a disposizione. Così non si può stabilire la sorte capitale, le cifre chieste da chi ha vinto e nemmeno quelle potenziali dove il grado di rischio è altissimo. Nei prossimi giorni esperti, uffici di ragioneria, avvocati del Comune e revisori dovranno trasformarsi in investigatori e ricostruire attraverso carte, documenti, sentenze e comparse giudiziarie la situazione debitoria. Secondo fonti non ufficiali ma molto attendibili i debiti del Comune diretti e provocati di riflesso dalle partecipate ammonterebbero ad oltre duecento milioni di euro. Il Comune di Alessandria, capoluogo di provincia, è stato mandato in dissesto dalla Corte dei conti per molto meno: 150 milioni.

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