Messina, il Comune è in deficit: lavoratori dei bus senza stipendio

La Corte dei Conti ha avviato la procedura per il «default». I revisori segnalano lo sforamento di 5 parametri
Messina, Archivio

MESSINA. Il Comune di Messina è un ente strutturalmente deficitario che rischia il dissesto finanziario. A decretarlo il collegio dei revisori dei conti presieduto da Dario Zaccone che, nella relazione che accompagna il conto consuntivo del 2011, attesta che cinque dei dieci parametri presi in considerazione per l’esame del documento sono di segno negativo. Sono stati sforati. Quanto basta per fare accendere la spia rossa. Troppi debiti fuori bilancio, oltre sessanta milioni; troppe spese legali che sono legate a cause in cui il Comune è soccombente, oltre sedici milioni di euro; troppi pignoramenti, oltre tre milioni di euro; troppe anticipazioni chieste alla banca che gestice il servizio di tesoreria; e, soprattutto, il patto di stabilità è stato sforato di ben 28 milioni.
Risultato? Netturbini senza stipendio e camion della nettezza urbana senza gasolio, città sommersa dai rifiuti, autisti dell’azienda trasporti da mesi senza stipendio e in presidio permanente al Comune da dieci giorni. E poi appena 15 autobus e sei vetture del tram in circolazione per servire l’intera città e cooperative sociali a secco da cinque mesi.
Proprio su questi ultimi aspetti la Corte dei Conti dieci giorni fa ha avviato la procedura che potrebbe portare alla dichiarazione di dissesto. I magistrati contabili hanno chiesto al Comune, retto dal commissario straordinario Luigi Croce, di dare prova concreta della possibilità di mantenere i servizi essenziali. Una relazione dovrà essere presentata entro venerdì. Di fatto una corsa contro il tempo.
Ma a quanto ammontano i debiti del Comune? Secondo i sindacati che hanno organizzato per sabato una manifestazione di protesta che vuole accendere i riflettori sulla situazione del Comune ma anche sulla complessiva crisi economica della città, ammontano ad oltre duecento milioni. A riferirlo sarebbe stato il neoeletto presidente della Regione Rosario Crocetta, che ha reso visita al commissario Croce durante la sua campagna elettorale, promettendo, in caso di vittoria, un suo diretto intervento sul caso Messina. Su questo punto il sindaco uscente Giuseppe Buzzanca, è polemico: «In campagna elettorale - dice - hanno aizzato i lavoratori. Hanno messo in giro voci false. Il ragionere generale parla di appena sessanta milioni. Tutto il resto è falso». Luigi Croce, ammette le difficoltà: «C'è una grossa carenza di liquidità, andrò il 9 novembre alla Corte dei Conti per presentare il consuntivo e vedremo l'evolversi della situazione. Ancora però non si può dire che il Comune sia al dissesto, vedremo cosa emergerà dopo ulteriori controlli».
La preoccupazione in città è fortissima. Rischia di arrivare alle stelle i tributi, come l’Imu, portata dal Consiglio comunale sino al tetto massimo previsto dalla legge. Pippo Previti, presidente del Consiglio comunale, invoca l’intervento dei governi regionali e nazionale. Allarmati i sindacati: «Non sappiamo - dice il segretario della generale della Cgil Lillo Oceano - se con questi debiti si riuscirà ad arrivare a fine anno». Più cauto il segretario provinciale della Cisl, Tonino Genovese: «Ad oggi non c'è un documento contabile che indichi lo stato reale dei conti del Comune per potere verificare se c'è il default». Costantino Amato, segretario provinciale Uil, invoca l'intervento della magistratura ordinaria.

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