PROCESSO

"Uccise ambulante per 750 euro", condannato a 28 anni a Milazzo

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I giudici hanno accertato che Babul Miah, del Bangladesh, ha accoltellato il connazionale Alì Taj nell’agosto del 2012 per sottrargli l’incasso della giornata

MILAZZO. I giudici della Corte d'Assise di Messina hanno condannato a 28 anni di reclusione Babul Miah, originario del Bangladesh, accusato di aver ucciso un connazionale nel corso di una rapina. Un fatto di sangue avvenuto nell'agosto 2012 a Milazzo. Si trattò di una rapina finita male, Alì Taj, venditore ambulante di collanine e chincaglierie, sarebbe stato ucciso a coltellate dal connazionale, anche lui ambulante, per sottrargli la somma di 750 euro che aveva in tasca.

La Corte d'Assise, presieduta dal giudice Nunzio Trovato, ha escluso l'aggravante arrivando ad una pena diversa rispetto all'ergastolo che invece era stato chiesto dal pubblico ministero Giorgio Nicola. A difendere le ragioni di Babul Miah sono intervenuti gli avvocati Tommaso Autru Ryolo e Saverio Camuti che avevano concluso chiedendo l'assoluzione e l'esclusione dell'aggravante. L'uomo infatti si è sempre difeso respingendo le accuse. Alì Taj, venditore ambulante, fu ucciso con alcune coltellate la sera del 20 agosto 2012. Il mattino seguente un passante si accorse del cadavere nei pressi di una caletta di via Ruotolo, una scalinata della strada panoramica che conduce fino al mare. Fin dal primo momento i sospetti degli investigatori si concentrarono sul bengalese, alcune persone riferirono di averli visti insieme ma a permettere agli investigatori di chiudere il cerchio, alcuni mesi dopo, furono i risultati delle perizie di laboratorio eseguite dal Ris sulle tracce di sangue misto dei due connazionali ritrovate su un sandalo.

 

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