IL CASO

Anche i morti tra i creditori del Comune di Messina

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C'è chi attende da anni il risarcimento, sentenze alla mano. Dalla famiglia sterminata da un'alluvione ai parenti del piccolo morto nella piscina di villa Dante

MESSINA. In fila a palazzo Zanca da anni per ottenere un risarcimento per i propri morti. Tra i 13.500 creditori del Comune ci sono anche coloro che hanno subito il danno peggiore dalla presunta condotta omissiva o colposa dell'amministrazione comunale. Non solo ditte che hanno avuto un contenzioso per qualche opera pubblica o avvocati che hanno gestito un arbitrato o una causa e vantano parcelle milionarie, ma anche chi ha subito la morte dei propri congiunti.

In prima fila c'è la famiglia del piccolo Alessandro Riccina, il dodicenne che cadde nel vuoto nel 2005 mentre giocava a Villa Dante all'interno della piscina abbandonata. Mancava un pezzo di ringhiera, l'impianto era incustodito e il piccolo Alessandro, che qualche ora dopo avrebbe dovuto assistere alla partita Messina-Sampdoria, morì. Oltre alla causa penale che ha visto la condanna dei funzionari che avrebbero dovuto vigilare, la famiglia ha intentato, patrocinata dall'avvocato Gaetano Picciolo, una causa civile che ha vinto. Ma gli oltre 250 mila euro assegnati dai giudici solo come provvisionale, il debito definitivo potrebbe superare il milione, non sono mai arrivati. A ricordare annualmente il piccolo Alessandro, i diritti della famiglia Riccina è l'osservatorio dei minori Lucia Natoli che chiede da sempre maggiore attenzione per gli spazi cittadini comuni. Ma in lista ci sono gli eredi dei componenti della famiglia Carità, tre persone, padre madre e figlia, morte nel '98 durante l'alluvione che causò in tutto quattro vittime. Il torrente Annunziata trascinò Antonio e Maria Carità e la figlia Angela sino al mare. Per la cronaca occorre ricordare che poco più a monte il torrente Pace in quello stesso evento, uccise invece il cingalese Simone Fernando il cui corpo non fu mai ritrovato.

 

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