LAVORI DA APPALTARE

Messina, depuratori finanziati per 83 milioni ma fermi ai box

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Il Cipe ha dato il via libera: opere entro l’anno. Invece in provincia ci sono diecimila disoccupati. L'impianto più grosso è quello di Tono :40 milioni

MESSINA. Ottantatrè milioni di euro finanziati dal comitato interministeriale per la programmazione economica per la realizzazione dei depuratori e congelati dai comuni, mentre in provincia, diecimila lavoratori del settore edile stanno a braccia conserte e, nella maggior parte dei casi, non hanno più nemmeno il sostegno degli ammortizzatori sociali.

I dati del settore edile usciti fuori direttamente dalla cassa edile e dall'ufficio del lavoro ed elaborati dal sindacato edili della Cisl nei giorni scorsi, avevano già scattato una fotografia impietosa del comparto edile.

Dal 2008 al 2014 si sono persi per strada oltre cinquemila posti di lavoro. Poco più di ottomila gli edili iscritti alla cassa edile lo scorso anno. Quasi 14 mila gli edili iscritti nel 2008. Ma l'emorragia era iniziata anche prima. Così i disoccupati sono molti di più.
Ieri, la Filca Cisl, con il segretario Giuseppe Famiano, ha fornito una notizia clamorosa: in provincia ci sono lavori per 83 milioni che aspettano solo di essere appaltati. Sono quelli dei depuratori. Sullo sfondo la procedura di infrazione europea già attivata negli anni scorsi nei confronti dell'Italia per il mancato rispetto delle norme ambientali. Perché l'Italia scarica molti liquami in mare senza alcun precedente trattamento di depurazione. L'Italia scarica e l'Europa multa. E tra le regioni con il maggior carico di infrazioni c'è la Sicilia. E c'è in prima linea la provincia di Messina. La Filca Cisl ha rammentato ai sindaci, in una lettera, la lista degli interventi finanziati che rischiano di andare persi. Ci sono undici interventi finanziati con oltre 83 milioni di euro.
Così si accendono i riflettori sui lavori di realizzazione dei depuratori in provincia di Messina dopo la notizia del commissariamento da parte del Governo nazionale e del rischio per la Sicilia di incorrere in una multa di ben 185 milioni di euro da parte dell'Unione Europea.

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