LA DENUNCIA

Pesca, Oceana: "Italia passiva sull'illegalità nello Stretto di Messina"

Secondo informazioni raccolte da Oceana, «l'Italia sta bloccando tutte le possibili misure per recuperare in maniera efficace gli stock sovrapescati e prevenire la pesca massiva illegale di esemplari giovani, catture che ammontano a oltre il 50% per la flotta italiana».

MESSINA. Oceana, organizzazione internazionale dedicata esclusivamente alla protezione degli oceani, chiede all'Italia di prendere misure contro la pesca illegale nello Stretto di Sicilia e di appoggiare un piano di gestione per fermare la sovrapesca, durante la riunione con gli Stati Membri che si tiene oggi a Bruxelles. «Questo piano - spiega Oceana -sarà poi presentato a tutti i Paesi del   Mediterraneo a maggio durante la 39/a Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo».

Secondo informazioni raccolte da Oceana, «l'Italia sta bloccando tutte le possibili misure per recuperare in maniera efficace gli stock sovrapescati e prevenire la pesca massiva illegale di esemplari giovani, catture che ammontano a oltre il 50% per la flotta italiana».

«Quest'anno gli scienziati hanno valutato che per il recupero della risorsa ittica è necessaria una riduzione della pesca fino al 70% per specie come il nasello, insieme alla protezione dei giovanili di nasello e gambero rosa» commenta Lasse Gustavsson, direttore esecutivo di Oceana in Europa. «Domani le misure per recuperare gli stock potrebbero essere molto più stringenti e drastiche. Sta al Governo italiano e al settore intervenire ora - aggiunge - Una visione cieca volta a non intervenire si dimostrerà solamente una scelta dannosa».    Nello Stretto di Sicilia le flotte italiana, maltese e tunisina pescano circa l'80% del gambero rosa del Mediterraneo ma oltre 75% delle barche operanti nello Stretto di Sicilia battono bandiera italiana, afferma Oceana che esorta l'Italia «ad appoggiare un piano di gestione in linea con i vincoli della Politica Comune della Pesca e basato sui pareri scientifici così da consentire il recupero degli stock nello Stretto di Sicilia e garantire la sostenibilità della pesca sul lungo-termine».

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