Dal Medioevo al ’900, porte aperte al MuMe di Messina

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MESSINA. Pronto da più di vent’anni ma restava chiuso.

Era un’incompiuta ma adesso il MuMe c’è. Così la collettività, da domani, potrà ammirare le tante opere esposte nelle nuove sale del Museo Interdisciplinare di Messina (il nome Accascina è stato messo da parte).

Un’opera in riva allo Stretto per cui, tutto sommato, non sono stati riversati un «mare» di soldi come potrebbe sembrare. Per il MuSe di Trento, ad esempio, sono stati spesi 70 milioni di euro per sette anni di lavori (progetto Renzo Piano…) quindi a Messina, le cose sono andate meglio, lungaggini burocratiche a parte: poco meno di 12 milioni di euro diluiti in trentun anni di lavori (non continuativi).

Dai (ricalcolati) 7.900.000 euro che, dal 1985 al 1994, sono stati utilizzati per la realizzare il nuovo Museo Regionale su progetto di Fabio Basile e Mario Manganaro ai 428.835 dello scorso anno per impianti e adeguamento percorsi.

Che arrivano dopo i quasi due milioni di euro del biennio 2014-15 (PO Fesr 2007-2013) per modifica di dotazioni ed impianti.

Mentre dal 1995 al 2009, i primi progetti di Antonio Virgilio, con la direttrice Franca Campagna, ricevono finanziamenti esigui per circa 1.200.000. per la modifica degli spazi.

Altro che «priorità assoluta» da centonove anni a questa parte....

L’assessore ai Beni Culturali e dell’identità siciliana, il messinese Carlo Vermiglio, è riuscito a mantenere fede all’impegno assunto.

«Restituiamo un patrimonio troppo a lungo negato- ha detto - perché la cultura possa essere il lievito della nostra società».

Nei 4700 mq di superficie del MuMe, ci sono 750 opere, distribuite su due livelli. Mentre, negli oltre 5000 mq dell’area verde esterna, un vero e proprio museo all’aperto, decine sono i reperti architettonici recuperati e poi ricomposti, a dispetto di due terremoti (1783 e 1908) e due conflitti mondiali (vedi il Portale rimontato che proviene dalla chiesa di san Giovanni Battista, distrutta nel 1908).

«Messina riparte da qui», ha detto Caterina Di Giacomo, direttore del Museo, «ventisette secoli di storia racchiusi non in un archivio della memoria ma uno spazio open, trampolino per una Messinanuova futuristica».

Ecco, allora, la magnificenza di alcune iscrizioni arabo-normanne della metà del XII secolo (mai viste prima) che provengono dal Duomo e dalla chiesa dei Catalani; la Conca di Gandolfo del 1134 del monastero del S. Salvatore; la Madonna in trono col Bambino di Antonello da Messina e una Madonna
degli Angeli del XV secolo di Antonello Gagini, recuperata dalla chiesa di san Francesco.

E poi la possanza del Nettuno del Montorsoli e la sala caravaggesca; una bella Veduta di Messina attribuita al fiammingo Abraham Casembrot e, tra le opere dell’800 e ‘900, la Piazza Duomo di Messina del palermitano Luigi Di Giovanni, Ritratto di signora in nero di Dario Querci e un Autoritratto al cavalletto del messinese Salvatore De Pasquale.

Al momento, per decisione del team scientifico, non trova spazio la Madonna del Soccorso, unica opera firmata del messinese, Onofrio Gabrieli, di cui ricorre tra due anni il quarto centenario della nascita: recuperata dopo il 1908, è tornata nei depositi del Museo, dopo la mostra antologica a Gesso, del 1983.

Il Ministro degli Esteri, Angelino Alfano, taglierà il nastro inaugurale alle ore 18, alla presenza di Rosario Crocetta, Presidente della Regione, del Presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone e di Carlo Vermiglio, Assessore ai Beni Culturali.

Dalle 20 alle 22:30, l’ingresso al MuMe sarà gratuito.

"Dai partiti non ho ricevuto un euro per campagna elettorale".

© Riproduzione riservata

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