RICOVERATO

Bimbo di un anno mangia veleno per topi in carcere a Messina: è figlio di una detenuta

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Carcere di Messina

MESSINA.  Il bambino, che ha circa un anno, è fuori pericolo. Ma la vicenda accaduta nel carcere di Messina Gazzi, sezione femminile, ripropone il problema delle detenute madri e dell’inadeguatezza di molte strutture di reclusione italiane destinate ad accogliere donne con figli in tenera età. Il figlio di una detenuta ha portato alla bocca una bustina e ha ingerito parte del contenuto: è stata la madre ad accorgersene e a chiedere aiuto perché il piccolo aveva ingoiato del veleno per topi. Il bambino è stato trasportato in ambulanza al Policlinico di Messina e sottoposto a una serie di esami. Il peggio dovrebbe essere passato e lunedì il bambino dovrebbe essere dimesso.

La mamma, una donna nigeriana che ha anche un’altra bambina di poco più grande, circa tre anni, la quale si trova anche lei dentro la struttura carceraria, è l’unica detenuta-madre reclusa nella sezione femminile del carcere.

Molti gli aspetti da chiarire. Primo di tutto verificare che tipo di sostanza esattamente sia finita tra le mani del bimbo; perché si trovasse lì, fuori dalle celle, in un’area detentiva di una struttura di per sé piuttosto vecchia; se la sua presenza sia da ricollegarsi a una recente derattizzazione e, in questo caso, se siano stati seguiti tutti i protocolli di sicurezza, visto che le disinfestazioni di questo tipo vanno fatte dopo aver sgombrato le sezioni. Accertamenti affidati anche ad un’indagine interna, come di prassi in casi di questo genere. Ma i Radicali, che hanno denunciato il caso, stanno valutando anche di presentare un’interrogazione al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, perché riferisca sulla vicenda.

«Lo abbiamo sempre detto - afferma Irene Testa, segretaria dell’Associazione Detenuto Ignoto e membro della presidenza del Partito Radicale - I bambini in carcere non ci dovrebbero stare, perché è assurdo incarcerare l’innocenza. Né veleno in giro doveva essere presente in luoghi frequentati da ospiti ignari». E spesso anche le leggi «sono rese inutili, come quella che avrebbe istituito le Icam, strutture pensate per accogliere, secondo l’infallibile discrezionalità di un giudice, le detenute madri con figli piccoli. Vediamo che l’Icam per questa mamma non c'è stata».

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