EDITORIA

A Messina l’addio al presidente della Ses Giovanni Morgante

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La Cattedrale piena di gente per il saluto al presidente della Ses, Giovanni Morgante. Ed è stato come rivedere la sua intensa vita. «Raccontata» da presenze silenziose, tra le navate - tanta la commozione -, poi dalle parole di chi ha avuto la fortuna di vivergli accanto, conoscerlo, di lavorarci fianco a fianco ogni giorno, di «sentirlo» vicino. Come dimenticare la sua vigorosa e «contagiosa» stretta di mano?

Sono arrivati in tanti, al Duomo, ieri pomeriggio, per l'omaggio a un uomo che ha dedicato la sua vita alla «notizia», da trovare, scrivere e donare attraverso quello che è stato il suo grande amore, secondo soltanto a quello per la famiglia: la «Gazzetta del Sud». Amore che ha manifestato sempre e ovunque. Nel suo studio, al primo piano di «Gazzetta», in via Uberto Bonino, strada dedicata al lungimirante fondatore del giornale. Amore mostrato in redazione. In tipografia. In rotativa. Senza mai risparmiarsi.

Presenti, ieri, personalità istituzionali e militari: il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, il sindaco di Messina Cateno De Luca, parlamentari nazionali e regionali, numerosi sindaci, rappresentanti delle forze dell'ordine dei centri calabresi e siciliani. Presenti anche il direttore del Giornale di Sicilia Antonio Ardizzone e il vicedirettore Marco Romano. Morgante, presidente della Ses Gazzetta del Sud-Gds, ha vissuto le vicende legate all'acquisizione delle quote di maggioranza del Giornale di Sicilia, il sogno (concreto) di dar vita al più grande network del Sud.

Il vescovo ausiliare Cesare Di Pietro, che ha officiato la cerimonia, nel corso della sua omelia, ha ricordato una persona straordinaria «che ha illustrato grandemente la nostra città e l'intero territorio calabro-siculo, affratellandolo in un unico contesto territoriale, socio-economico e culturale. Anzitutto colpiva per la sua carica umana - ha detto mons. Di Pietro -, per il suo profondo equilibrio, che è la virtù di chi sa affidare al Signore la propria capacità di azione». Il vescovo ausiliare ha poi sottolineato il concetto di “editore puro”: «E mi piace riferire questa purezza non solo all'aspetto imprenditoriale ma anche alla profonda tensione morale che era in Gianni Morgante, e sempre lo animò e infiammò». Del «carissimo cugino Gianni» ha poi parlato don Luigi Cannizzo, sacerdote che opera da tanti anni in Calabria e familiare affettuoso del presidente della Ses. «Era sempre pronto ad ascoltare le esigenze di tutti - ha sottolineato don Cannizzo -, ora rimane a tutti noi la sua grande lezione di vita».

Lungo, doloroso, commosso, intenso, pieno di ricordi, è stato poi l'intervento di Margherita Leto, membro del Cda della Fondazione Bonino Pulejo. Infine le parole del direttore della «Gazzetta» Alessandro Notarstefano, che hanno contribuito a delineare ancora di più il rapporto che legava Gianni Morgante al giornalismo e a «Gazzetta del Sud». La sua «cifra fondamentale - ha detto Notarstefano - è stata la misura, la capacità di Gianni d'affrontare le cose sempre con equilibrio. Questa capacità di vedere l'oggi ma anche di vedere nel tempo la dispensava a chiunque avesse intorno: certamente alla famiglia, certamente alle persone che lavoravano al suo fianco in azienda, ma anche a chi, lontano dal suo mondo, gli si avvicinava per un confronto, per un suggerimento. Ecco, la gente che è affluita domenica alla camera ardente allestita nel nostro stabilimento di via Bonino, raccontava degli incontri con Gianni».

Qualcuno ha detto che c'era come «un riflesso, uno specchio che migliorava ogni immagine, perché era un uomo che trasmetteva tranquillità, c'erano rigore e fermezza». Ma anche, capitava, tenerezza. «Equilibrio ma anche umiltà, in Gianni Morgante - ha detto poi Notarstefano -: succede a chiunque, anche in posti di grande responsabilità, di ricredersi su qualcosa, anche dopo averla difesa con convinzione. Ebbene, non esitava ad ammettere d'aver sbagliato. E questa forse è la più grande delle doti». Questo il testamento che ci lascia: rimanere fedeli ai nostri valori, contribuendo noi a (ri)creare, da giornalisti, lo spirito del tempo. Con perseveranza, equilibrio, umiltà, sempre consapevoli del nostro ruolo.

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