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LA VICENZA

Vuole cambiare il suo cognome perchè "mafioso", via libera dalla Cassazione

La Cassazione accoglie la richiesta di una madre single, parente di persone mafiose, di sostituire il cognome del figlio ed attribuirgli quello del padre, partner con il quale ha avuto una relazione da cui è nato il figlio.

Il cognome della donna è associabile a quello di una zia che vive con un collaboratore di giustizia, pertanto ha chiesto di cambiarlo per il figlio a difesa della sua condizione.

La Cassazione ha accettato e adesso il ragazzino al centro di questo caso giudiziario potrà essere chiamato con il cognome del padre da solo o in aggiunta a quello materno. La valutazione dovrà essere fatta dalla Corte di Appello di Messina.

Ad avviso della mamma del bimbo, «l'uso del suo cognome risultava pregiudizievole per il minore, esponendolo alla costante associazione ad attività illecite e ad ambienti criminali, a causa del rapporto di parentela» con la zia materna «residente nel medesimo comune e convivente con un collaboratore di giustizia sottoposto a regime di protezione».

In primo grado, il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, centro del messinese, aveva accolto la richiesta della madre del bambino. Ma il padre naturale, che pure aveva riconosciuto il figlio come suo davanti all’ufficiale civile, si era opposto e aveva fatto ricorso contro il via libera al cambiamento del cognome.

La sua contrarietà aveva trovato ascolto presso la Corte di Appello di Messina che con ordinanza del settembre 2018 aveva dichiarato che non c'erano motivi validi per cambiare il cognome sottolineando che «non si può attribuire alcuna valenza negativa alla condizione di collaboratore di giustizia», così aprendo la strada al ritorno del cognome materno. Ma la Cassazione ha bocciato questa soluzione e ha ordinato ai magistrati messinesi di rivedere il loro verdetto tenendo presente l’interesse del minore - al cambio di cognome - rapportato «all’ambiente in cui è cresciuto e si trova ad interagire» e il suo diritto al legame «identitario» e alla tutela della «bigenitorialità».

Per ora il bambino continuerà a chiamarsi con il cognome del padre, sarà l'appello bis a decidere se sia il caso di farlo precedere dal cognome della madre o lasciare tutto così, per tenere il più lontano possibile il richiamo a una parentela 'problematica'.

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