
«È giusto porre l’attenzione ai reati da codice rosso, è giusto da parte della politica riconoscere una corsia preferenziale a questi procedimenti ma come emerge da questa vicenda la risposta penale - seppur giunta nell’immediatezza, fatto salvo la procedura di convalida al provvedimento provvisorio di fermo da parte del gip - da sola non è sufficiente». L’ha detto il procuratore capo di Messina, Antonio D’Amato, incontrando la stampa per riferire delle indagini sull'omicidio di Sara Campanella, uccisa ieri pomeriggio.
D'Amato ha proseguito: «Occorre evidentemente che all’interno di strutture pubbliche, in questo caso l’Università, vengano alimentati e promossi protocolli e convenzioni che consentono attraverso l’ascolto di poter registrare in anticipo situazioni come queste. Non voglio individuare alcun tipo di responsabilità ma è un modo per richiamare l’attenzione generale di tutta la comunità».
4 Commenti
simone
01/04/2025 16:05
Caro Procuratore, in questi casi c'è un solo modo per prevenire: devono pensarci i genitori, perchè lo Stato non ce la fa. Alla fin fine si deve scegliere: o lui o lei. Purtroppo questa è la verità. Verità che però non si può dire, altrimenti...
Mammaefiglio
01/04/2025 18:26
Secondo me ai morbosi non piace essere trattati con ostilità e repellenza, quindi un modo diplomatico per allontanarli prima che si attacchino forse c'è: trattarli con le scarpe in maniera anche lievemente aggressiva. Chissà quanti flash questo malate di mente si sarà fatto sulla ragazza, nel frattempo nella sua testa avrà costruito una realtà fittizia. Essendo dei codardi la loro volontà unilateralmente rappresenta anche quella dell' oggetto dei desideri, ma sono dell' idea che un bel " mi hai rotto le scatole, non ti voglio! Non mi piaci, come lo vuoi detto?" affermato in pubblico, tipo all' università e non in privato con le proprie amiche, sia considerata una vergogna per lo stalker. Anche se non è sempre così, sono comunque convinto che questo soggetti deviati non siano interessati a qualunque ragazza ma specificatamente a ragazze fondamentalmente molto cortesi. Il suo "non mi sorride più come prima" testimonia che, nella mente prepotente e deviata dell' omicida quel sorriso ha costituito già una promessa da parte della ragazza. Quindi sono dell' idea che, quando questi soggetti si attaccano, già sul nascere e senza aspettare vanno trattati in maniera diretta e cruda platealmente. È paradossale che la ragazza lo temesse e appena si è vista inseguire ha chiamato le proprie colleghe non iniziando a urlargli contro già vedendolo a distanza, in modo da attirare l' attenzione dei passanti, dissuaderlo ad avvicinarsi. Avvisando la forza pubblica segretamente tramite un' amica, sempre se la forza pubblica fosse arrivata dato il numero delle volanti, magari il bastardo sarebbe potuto essere sottoposto a un controllo con il coltello addosso
Giovanni
01/04/2025 20:09
Concordo con il procuratore e aggiungo che siamo generazioni non idonei a fare i genitori. Non sono abituati a sentirsi dire no e soprattutto non hanno regole . Ogni tanto un ceffone non fa male se è educativo. Ai miei tempi tutte queste cose non c erano
Angelo
02/04/2025 10:49
Le campagne di sensibilizzazione, con dibattiti in tv, fiaccolate, scarpette e panchine rosse, sono strumenti insufficienti. Protocolli e convenzioni, per quanto possano sortire qualche effetto in termini di prevenzione, mi sembrano strumenti distanti dal quotidiano della gente, rinviando piuttosto ad un piano dal carattere fin troppo burocraticistico. A mio avviso, il solo modo che potrebbe risultare utile a toccare la radice del problema è l'introduzione dell'Educazione emotiva nelle scuole, che dovrebbe assurgere a vera e propria disciplina, con insegnanti specifici, verifiche e valutazioni. L'odierna società ne ha un estremo bisogno.