Natale con i cassonetti colmi di rifiuti: "Si rischia una nuova emergenza"

Con l’annunciato blocco della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea un centinaio di comuni saranno esposti a forti disagi
Messina, Archivio

MESSINA. C'è all'orizzonte una grave emergenza rifiuti che rischia di riguardare l'intera provincia di Messina. Il tribunale amministrativo di Catania ha annullato le autorizzazioni regionali che consentivano l'esistenza della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea, l'unico impianto di smaltimento presente sul territorio. A presentare ricorso alcuni proprietari dei terreni vicini alla discarica.

La società che gestisce l'impianto, Tirrenoambiente, preannuncia ricorso al consiglio di giustizia amministrativa. All’orizzonte un’ emergenza rifiuti senza precedenti per la provincia. L’impianto dove scaricano cento comuni e dove si raccolgono 650 tonnellate di rifiuti al giorno al momento è destinato a chiudere. Il Tar di Catania ha annullato le concessioni regionali. Il sindaco di Furnari Mario Foti annuncia azioni di risarcimento e sottolinea quelli che lui definisce interessi criminali che hanno sempre condizionato il territorio su cui sorge la discarica e accusa i predecessori di non aver mai fatto nulla perché quell’impianto che sorge a 400 metri dal centro abitato fosse cancellato.

Un commento arrivato a qualche ora dalla sentenza emessa dal Tar di Catania: L’annullamento dei due decreti autorizzativi emessi dalla Regione Siciliana nel maggio del 2009, con i quali si consentiva alla società mista TirrenoAmbiente l’ampliamento della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea e la realizzazione dell’impianto di selezione e biostabilizzazione in corso di realizzazione tra Furnari e Terme Vigliatore. Sul piano pratico, se eseguita, l’ordinanza, dà luogo a una catastrofe. La discarica è utilizzata da cento comuni e raccoglie 650 tonnellate di rifiuti al giorno.

Pino Innocenti, amministratore di Tirreno ambiente annuncia ricorso al consiglio di giustizia amministrativa, respinge le accuse lanciate da Furnari, ricorda che l’impianto è stato individuato dalla stessa regione e autorizzato dalla Provincia e parla di errori madornali nella sentenza che non si è avvalsa di perizie. «Quell’impianto - dice - non ha mai accolto amianto come dice l’ordinanza e tra l’altro si appresta a diventare un’altra cosa:un impianto di biostabilizzazione all’avanguardia».

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