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TRIBUNALE

Bullismo tra i tavolini di un bar a Messina, sei condannati

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Con le loro scorrerie, sei giovani in pochi mesi erano riusciti a creare un clima di terrore. A vario titolo dovevano rispondere di estorsione, danneggiamento e minacce

MESSINA. Dure condanne sono state inflitte ad un gruppo di giovani accusati di imperversare tra i tavolini di un bar del centro storico dove spadroneggiavano pretendendo di consumare bevande senza pagare e infastidendo gestori ed avventori. In pochi mesi erano riusciti a creare un clima di terrore. Sono sei le condanne disposte dai giudici della prima sezione penale del Tribunale al termine del processo nei confronti di Antonio Moschitta, Liborio Caccamo, Placido Roberti, Giovanni Cortese, Letterio Oteri e Francesco Abate.

A vario titolo dovevano rispondere di estorsione, danneggiamento e minacce. In particolare il Tribunale ha condannato Antonio Moschitta alla pena di 7 anni disponendo anche l'assoluzione parziale per un capo d'imputazione, Liborio Caccamo alla pena di 8 anni, Placido Roberti alla pena 7 anni ma è stato anche assolto parzialmente per un capo d'imputazione. Condanne più lievi per gli altri tre in particolare a Giovanni Cortese sono stati inflitti 2 anni di reclusione, Letterio Oteri 2 anni e Francesco Abate 2 anni e 6 mesi tutti sono stati parzialmente assolti per alcuni capi d'imputazione.

Accolte in linea generale le richieste di condanna formulate dal pubblico ministero Antonella Fradà. La difesa è stata sostenuta dagli avvocati Giuseppe Donato, Marinella Ottanà, Andrea Florio, Antonello Scordo, Daniela Chillè e Pietro Giannetto. Secondo l'accusa i giovani, insieme ad alcuni minorenni, avrebbero imperversato in un locale del centro storico, in via Primo Settembre, soprattutto nel corso dei fine settimana. Una presenza che di volta in volta era diventata pesante sia per i gestori che gli altri avventori del locale, il gruppetto infatti si sarebbe fatto somministrare le consumazioni senza pagare e non mancavano episodi di minacce e danneggiamenti. Inoltre l'accusa contestava anche un tentativo di estorsione in quanto sarebbero arrivati minacciare il gestore del locale ed a danneggiare anche gli arredi e "nel creare disordini all'interno del locale facendo intendere che dietro la consegna di somme di denaro avrebbero provveduto a fare in modo che non succedesse nulla all'interno del locale".

Il gestore del locale però non diede mai seguito a queste richieste. Una situazione che sarebbe andata avanti per alcuni mesi del 2011.

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