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MAFIA

Clan di Mazzarrà di Sant'Andrea, condanne confermate in Cassazione

Al centro dell'indagine la vita del clan di Mazzarrà e i principali affari dal 2003 in poi: il business rifiuti, con lo smaltimento e le assunzioni alle società che gestivano le discariche di Mazzarrà e Tripi, TirrenoAmbiente e l'Ato comprensoriale

MESSINA. La corte di Cassazione ha confermato le condanne decise in appello per il clan di Mazzarrà di Sant'Andrea, il comune sciolto per mafia a ottobre.

Confermato l'ergastolo per Aldo Nicola Munafò, braccio destro del boss Tindaro Calabrese, al quale sono stati inflitti 16 anni, accusato di aver ucciso Antonino Rottino, il camionista eliminato nell'estate nel 2006 nella guerra tra Calabrese e il boss storico, oggi pentito, Carmelo Bisognano condannato a 7 anni e mezzo; confermate le condanne anche per Alfio Giuseppe Castro a 8 anni e sei mesi di reclusione; 2 anni per Bartolo Bottaro, l'ex direttore delle Pectine industrie che è stato anche assessore all'ambiente di Pace del Mela.

Ancora, 8 anni e 8 mesi ad Agostino Campiso, 8 anni per Salvatore Campanino; 2 anni per Aurelio Giamboi. Otto anni per Sebastiano Giambò e Michele Rotella. Due anni per Thomas Sciotto, l'autista dei mezzi in discarica che smaltiva illecitamente il pastazzo; 8 anni per Nunziato Siracusa, 9 anni per Carmelo Salvatore Trifirò, 2 anni per Giuseppe Triolo. Assolto infine Cristian Giamboi.  

L'operazione prese il via proprio con l'omicidio di Antonino Rottino. Al centro dell'indagine la vita del clan di Mazzarrà e i principali affari dal 2003 in poi: il business rifiuti, con lo smaltimento e le assunzioni alle società che gestivano le discariche di Mazzarrà e Tripi, TirrenoAmbiente e l'Ato comprensoriale, lo smaltimento illecito del pastazzo, cioè lo scarto della lavorazione degli agrumi. Interessante anche l'indagine sulla capacità del clan di pilotare le amministrative dei comuni locali, in particolare le elezioni amministrative di Furnari, comune poi sciolto dal Governo nel 2010 proprio per infiltrazioni mafiose.

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