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POLIZIA

Aborti clandestini a Messina, fermati primario e medico

MESSINA.  La polizia di Stato ha fermato a Messina Giuseppe Luppino, primario del reparto di Anestesia e rianimazione dell'ospedale Papardo-Piemonte, e il dirigente medico Giovanni Cocivera, della divisione di Ostetricia e ginecologia, sempre del Papardo. Sono accusati di 'spingere' le pazienti a scegliere un intervento di interruzione di gravidanza in uno studio privato a pagamento.

Il provvedimento eseguito dalla squadra mobile e dalla Stradale, che ipotizza i reati di concussione e peculato, è stato emesso dal procuratore aggiunto Giovannella Scaminaci e dal sostituto Marco Accolla. Agenti della polizia postale del compartimento Sicilia orientale di Catania stanno eseguendo perquisizioni nel server dei due ospedali dove gli indagati lavorano: il Papardo e il Piemonte.

I due medici sono considerati responsabili di avere convinto, con l'inganno, donne in stato di gravidanza ad abortire nello studio privato di uno dei due. Struttura che, secondo gli investigatori, sarebbe stata priva dei prescritti requisiti igienico-sanitari ed ostetrico-ginecologici. Le pazienti erano 'dirottate' dalle strutture pubbliche alle quali le donne si rivolgevano sostenendo.

Per la Procura di Messina ginecologo ed anestesista avrebbero ingannato le vittime sostenendo falsamente che un intervento in ospedale non fosse possibile, per mancanza di posti disponibili e per lunghissime liste di attesa, costringendole quindi ad affrontare l'intervento in studio privato e a pagamento, opzione presentata come l'unica strada percorribile.

"Abbiamo preso dei provvedimenti che sono quelli previsti dalla legge, cioè la sospensione dei due medici coinvolti in questa vicenda". Lo dice il direttore generale del Papardo-Piemonte, Michele Vullo, durante la conferenza stampa seguita all'arresto del ginecologo e dell'anestesista.

"Questa è un'indagine autonoma della magistratura - aggiunge Vullo - della quale eravamo informati ma della quale non conoscevamo i contenuti. Quando l'autorità giudiziaria ci ha chiesto notizie abbiamo dato il nostro contributo. Già nel novembre 2014, dopo aver ricevute segnalazioni su alcune pratiche abortive al Piemonte, mi sono rivolto all'assessorato e ci siamo attivati per trasferire l'unità operativa di Ginecologia al Papardo e la nomina del nuovo primario. Questo percorso non è stato facile e addirittura c'è stato ostruzionismo e minacce di sanzioni, nel silenzio complice dei politici. Temo che questa sia la punta di un iceberg. Avevamo notato anche un aumento inspiegabile dei cesarei che dopo la nuova nomina del primario sono scesi dal 60% al 21%". "Noi - prosegue - ci costituiremo parte civile; ci sono prassi consolidate che hanno danneggiato l'erario e i cittadini non offrendo prestazioni che oggi i nostri ospedali possono dare. Queste sono mele marce ma la maggior parte dei nostri professionisti è preparata e perbene".

«Sono venuto a conoscenza dell'indagine solo in relazione alle richieste dell'autorità giudiziaria volta ad approfondire aspetti tecnici e procedurali», ha detto il direttore generale dell'ospedale Papardo Michele Vullo, durante una conferenza stampa convocata dopo gli arresti dei due dirigenti medici accusati di aver praticato aborti clandestini. «Le richieste della Procura - aggiunge Vullo - sono state evase grazie alla disponibilità del nuovo primario di ginecologia e ostetricia, la cui nomina ha segnato uno spartiacque con il passato imponendo, oggi, regole e trasparenza necessarie per il corretto svolgimento delle attività».

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