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TRIBUNALE

Mafia nel Messinese, revocata la misura cautelare ad uno degli imputati del processo "Lady Hairon"

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Revocata la misura della sorveglianza speciale, secondo cui non poteva uscire dal comune di residenza e da casa prima delle ore 8 e dopo le ore 20, a Mauro Abbadessa 36 anni. Lo ha decretato la Corte di Appello di Messina, accogliendo l’istanza presentata dall’avvocato difensore Decimo Lo Presti.

L’uomo adesso è libero e non è sottoposto ad alcuna misura. L’operazione denominata “ Lady Hairon”, condotta, nel 2017, dai carabinieri della compagnia di Sant’Agata Militello di concerto con i colleghi pugliesi, e sfociata nell’arresto di Mauro Abbadessa, Daniele Galano 40 anni e Salvino Messina, 39 anni con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione in un locale di Capo d’Orlando.

Assicurato alla giustizia anche Messina, risultato inizialmente irreperibile e ricercato dalle forze dell’ordine. I tre uomini ritenuti a capo di un’organizzazione criminale dedita allo sfruttamento di ragazze provenienti dai paesi dell’Est, interrogati dal gip pattese Ugo Molina. Negarono le accuse a loro carico affermando all’unisono che nel locale paladino le giovani si limitassero a ballare la lap dance, senza essere costrette a concedere i loro favori sessuali ai clienti.

Gli arrestati, dietro la copertura di una fittizia associazione denominata “Lady Hairon” gestivano, di fatto, nel centro di Capo d’Orlando un vero e proprio locale notturno all’interno del quale venivano consumati rapporti sessuali a pagamento tra le ragazze ed i clienti. Secondo l’accusa sarebbero almeno altre quattro le persone coinvolte, tra cui spicca il nome di un ex poliziotto residente al Nord e di una donna. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le donne, formalmente registrate come socie dell’associazione privata, di fatto erano vere e proprie lavoratrici retribuite con importo fisso giornaliero ed, in base agli accordi raggiunti, con quota a percentuale sulle prestazioni extra, che variavano dal semplice intrattenimento con consumazione di bevande degli avventori sino a concretarsi in veri e propri servizi sessuali concordati dai richiedenti con i gestori.

I rapporti sessuali venivano consumati nei privé allestiti all’interno del locale notturno oppure anche all’esterno, previo pagamento ai profittatori della tariffa pattuita. I tre titolari, insieme all’atto sessuale, potevano procacciare , a chi lo richiedesse, anche sostanza stupefacente dietro pagamento di un surplus sul servizio offerto. Le indagini presero le mosse dai controlli eseguiti dai carabinieri, che acclararono difformità tra l’oggetto sociale delle associazioni e le pubblicità presenti in rete. Sui social infatti campeggiavano in bella mostra immagini dai contenuti espliciti, richiami sessuali ed erotici con fotografie di donne svestite in atteggiamenti provocanti.

Nel corso delle attività, supportate da intercettazioni, emersero chiare ed inconfutabili prove documentanti le condotte degli indagati, gravi episodi delittuosi ed il fine assolutamente criminoso della consorteria criminale costituita. Emersero episodi di particolare crudeltà, violenza ed aggressività perpetrati da Abbadessa e Galano nei confronti di alcune ragazze. Le vessazioni inflitte dagli aguzzini erano finalizzate a costringere le donne a prostituirsi, creando nei loro confronti un stato di perenne intimidazione e soggezione, tale da non ribellarsi al volere dei “protettori” per paura di ritorsioni. Le giovani erano soggette a limitazioni della libertà personale, violenze fisiche e psicologiche ed erano private dei documenti di riconoscimento per impedire la fuga.

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