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MESSINA

La Cassazione conferma la sospensione di Angelo Giorgianni: «Un giudice deve avere misura»

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Angelo Giorgianni accanto all'avvocato Carlo Taormina sul palco della manifestazione di Roma

Tutti i magistrati, anche quelli «allergici» a green pass e vaccini, hanno diritto a manifestare le proprie idee, comprese quelle di natura politica, purché ciò avvenga «con equilibrio e misura che non possono non caratterizzare» ogni loro «comportamento di rilevanza pubblica».

Per questo la Cassazione ha confermato la sospensione da funzioni e stipendio per Angelo Giorgianni - ex giudice della Corte di Appello di Messina dimessosi a gennaio - che lo scorso 9 ottobre a Roma, dal palco di una manifestazione in piazza del Popolo contro il «passaporto sanitario» , aveva chiesto «un processo, una nuova Norimberga» per il governo.

«Popolo italiano! Il green pass è abrogato. Oggi il popolo italiano ha dato il preavviso di sfratto a coloro che occupano abusivamente i palazzi del potere. Oggi il popolo sovrano reclama giustizia per i morti che hanno causato, per le privazioni, per i nostri figli e per la sofferenza. E noi per loro vogliamo un processo, una nuova Norimberga. E allora - aveva detto Giorgianni dal palco allestito nel cuore di Roma - qua davanti a voi voglio dire, da magistrato: sono venuto a onorare il popolo sovrano, il popolo di Roma! E a coloro che dicono che la mia posizione è incompatibile con il popolo, dico: io tra voi e il popolo scelgo il popolo sovrano e lascio la toga. Roma, vi amo!». Ad avviso della Sezione disciplinare del Csm, il cui verdetto è stato condiviso e confermato dalla Cassazione - con la sentenza 7498 depositata ieri e discussa il 22 febbraio - il «tenore» di queste dichiarazioni per il «contesto di piazza in cui sono state rese» ha travalicato «manifestamente» i limiti «del diritto di critica e della continenza». Ricorreva inoltre il rischio di reiterazione di questo comportamento - «idoneo a gettare gravissimo discredito» non solo su Giorgianni ma sull'intera magistratura - anche perché l’ex giudice era il presidente e il fondatore di una associazione privata, L'Eretico, e perché aveva agito «spendendo e sottolineando il proprio status di appartenente all’ordine giudiziario».

Secondo la Cassazione, che ha respinto il ricorso di Giorgianni contro l’ordinanza del Csm del 26 ottobre scorso, «i magistrati devono godere degli stessi diritti di libertà garantiti ad ogni altro cittadino, ma al contempo le funzioni esercitate e la qualifica rivestita dai magistrati non sono indifferenti e prive di effetto per l’ordinamento costituzionale, al fine di stabilire i limiti che possono essere opposti all’esercizio di quei diritti». Ritengono gli «ermellini» che «tali limiti sono giustificati sia dalla particolare gravità e delicatezza delle funzioni giudiziarie, sia dai principi costituzionali di indipendenza e imparzialità che le caratterizzano».

Così il ricorso di Giorgianni, difeso dall’avvocato Emiliano Amato insieme ad Alessandro Fusillo, è stato respinto. Il verdetto è stato scritto dal consigliere Enrico Scoditti e firmato dalla presidente aggiunto della Cassazione Margherita Cassano.

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