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EOLIE

Altri tesori inestimabili nei fondali di Panarea

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Le colonne e il basolato rinvenuti nelle acque del porto di Sottomonastero

LIPARI. "L'antico porto romano sommerso di Sottomonastero si allarga di almeno 50 metri quadri". Lo ha riferito Sebastiano Tusa, direttore della Soprintendenza del Mare di Palermo che dopo due settimane ha portato a compimento la seconda edizione di "ArchEolie 2014", in collaborazione con il Comune di Lipari, il museo archeologico, la Soprintendenza di Messina e l'università di Sassari.

La campagna di scavi con l'ausilio di subacquei, oltre che nel porto di Lipari, è stata anche portata a compimento a Panarea ove nei fondali a 100-120 metri sono situati quattro relitti carichi di anfore e si è alla ricerca di un quinto. "Nel porto di Sottomonastero - spiega il professore Tusa - i sondaggi continueranno perché il Comune nell'approdo degli aliscafi ha in programma di collocare cinque cassoni per allungare lo scalo di almeno 150 metri. Nello specchio di mare interessato dovremo quindi verificare se si estende ancora il porto romano con basolato e colonne romane e in questo caso per evitare di danneggiare i reperti saranno prelevati. Se viceversa non ci saranno "tesori sommersi", i lavori portuali potranno iniziare regolarmente.

Abbiamo anche tenuto un incontro con il sindaco Marco Giorgianni, i tecnici e la ditta Scuttari e c'è perfetta sintonia". "Per i relitti di Panarea - prosegue il direttore della Soprintendenza del Mare - grazie ad una nave oceanografica di benestanti americani che ci ha messo a disposizione un batiscafo li abbiamo potuti visionare minuziosamente. Abbiamo anche prelevato delle anfore e altri oggetti che vi erano all'interno: vasi, scodelle, piatti e anche un altarino. Il prossimo anno la missione, d'intesa con gli americani, sarà di un mese. E per la prima volta nel mondo ci permetterà di ispezionare e scavare nel relitto 3". "Il nostro obiettivo futuristico - conclude il direttore Tusa - è di organizzare degli itinerari turistici subacquei tra i relitti di Panarea ma anche di Lipari e Filicudi. Non sarà semplice perché si tratterà di scendere con mezzi idonei fino a 100-150 metri, ma nel mondo ci sono altre località ove questo progetto è già stato attuato con risultati molto soddisfacenti, anche perché ci sono turisti che sono proprio appassionati di poter visionare questi tesori sommersi che si sono fermati a 2 mila anni fa. E per ora sono solo alla portata di aragoste e pesci…".

I quattro relitti di Panarea. Relitto Roghi: rinvenuto nell'area ad est delle Formiche, trasportava anfore greco-italiche di cui ne sono state recuperate, tra integre e frammentarie, circa 25, databili alle ultime decadi del IV sec a.C.. Relitto Dattilo: risalente al IV sec. a.C., è stato individuato in prossimità dello scoglio di Dattilo, sui fondali caratterizzati da manifestazioni di vulcanismo secondario che ha parzialmente alterato la superficie dei vasi con incrostazioni ferrose. Il carico è costituito solo da vasellame a vernice nera, di buona fattura. Relitto Alberti (Formiche): scoperto nel 1979, il carico era costituito da anfore della seconda metà del I sec. a.C.. Allo stesso carico apparteneva un gruppo di anfore di minori dimensioni, corpo piccolo e fondo piatto, ancora più raro del precedente. Relitto delle Formiche: il relitto si daterebbe tra il XVI ed il XVII sec. d.C. Il vasellame, fra cui si distingue una brocca con orlo trilobato, doveva essere probabilmente tutto invetriato o dipinto. Nelle vicinanze è stata rinvenuta un'ancora in ferro, la cui appartenenza al relitto è stata ipotizzata da G. Kapitaen.

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