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Schifani prova a chiudere il caso Taormina

Il presidente firma un nuovo emendamento: ai Comuni il 10% dei proventi dei biglietti di ingresso nei siti

Il presidente della Regione Renato Schifani

Carta canta, e se letta tra le righe, sullo sfondo, al di là del contenuto, sembra voler rimarcare l’evidenza citando il citatissimo rocker di Zocca, il grande Vasco Rossi esibitosi a Palermo in un trionfale concerto. I rapporti politici (e umani) nel Centrodestra, e all’interno della Giunta regionale, non «vanno al massimo», e meno che mai «a gonfie vele». La carta in questione è la versione rivista e corretta dell’emendamento alla Finanziaria bis presentato mercoledì scorso dal sindaco di Taormina, Cateno De Luca, relativo ai ristori per i Comuni che ospitano eventi e siti archeologici: un testo “bocciato” dal governatore Schifani e sul quale il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno avrebbe provato a mediare (sua sponte) con il beneplacito dell’assessore Marco Falcone, scatenando così il disappunto di Schifani, che avrebbe minacciato le dimissioni per la “trattativa” in corso, e acuendo le tensioni dello stesso governatore con Fratelli d’Italia e con il titolare dell’Economia.

Ebbene, la nuova versione dell’emendamento è pronta per essere firmata dal numero uno di Palazzo d’Orleans, salvando l’obiettivo iniziale e consentendo alle Amministrazioni locali di intascare oneri fino al 10% derivanti dai proventi dei biglietti di ingresso nei luoghi culturali, fino a un massimo di 400mila euro annui e con copertura di 500mila euro prevista per l’esercizio finanziario 2023.

Un servizio completo di Andrea D'Orazio sul Giornale di Sicilia in edicola oggi

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