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ANIMALI

Alcantara, un fiume di biodiversità: ecco il regno di trote, gufi e ramarri

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Vicino al letto vivono le rane chiamate diglossi dipinti, la cui caratteristica è la lingua a ventosa. Mammifero indispensabile per questo ecosistema è l’istrice, che si nutre di topi e radici di piante

MESSINA. Trote, aironi, ramarri e diglossi dipinti. Sono animali rari e protetti all'interno del Parco dell'Alcantara, che è l'unico parco fluviale delle Sicilia. La sua caratteristica principale è quella di essere attraversato da un fiume di 57 km, cerniera di congiunzione tra il Parco dei Nebrodi e quello dell'Etna. Attorno alle acque del fiume proliferano specie protette come la trota «macrostigma». Questo animale è anche il simbolo del parco. La trota è un pesce di acqua dolce che risale dal mare la corrente del fiume per deporre le uova nelle acque più fredde; proprio come fanno i salmoni, loro stretti parenti. Il fiume Alcantara è un luogo ideale per questi pesci. È uno dei pochi fiumi al mondo che scorre su una vecchia eruzione lavica. La temperatura intorno ai 20 gradi è ottimale per l'ovideposizione delle trote.

«Fin dalla sua nascita, nel 2001, obiettivo del parco è quello di riequilibrare la fauna ittica fluviale», spiega il dirigente tecnico dell'Ente parco dell'Alcantara, Filippo Zullo. La trota macrostigma può arrivare anche a 7 kg di peso e a cinquanta centimetri di lunghezza.
Il parco ospita anche specie volatili spettacolari, come gli aironi bianchi e cenerini, i falchi pellegrini, le aquile Bonelli, i gufi occhioni e grifoni. Il parco dell'Alcantara è una zona fluviale di transito: da una parte si trova la valle vicina all'Etna, che è zona vulcanica, dall'altra la parte montana degli Appennini Peloritani. E tra gli uccelli che volano sopra le acque del fiume ci sono anche gli aironi bianchi e cenerini. Sulle rive del fiume vivono anche simpatici rettili come il ramarro che cambia colore, la natrice, la biscia dal collare bianco, che galleggia sul fiume, e il saettone. Nessuno di questi è velenoso, a parte la vipera nera che si trova alle falde dell'Etna. Vicino al letto del fiume, invece, si possono osservare le particolari rane chiamate diglossi dipinti. La loro caratteristica è quella di avere una lingua a ventosa con la quale catturano gli insetti per nutrirsi. Ma il vero indicatore della qualità dell'ecosistema del parco dell'Alcantara è il granchio di fiume. Per l'uomo può essere una pietanza saporita, ma la sua mancanza è un grave campanello di allarme perché indica un fiume che non ha un buono stato di salute nè acque pulite.

Tra i mammiferi protetti nel parco ci sono la lepre italica e il gatto selvatico, entrambi a rischio estinzione. Un altro animale che facilmente s'incontra nel territorio del parco è l'istrice. È un mammifero indispensabile nell'ecosistema perché si nutre di topi e radici di una pianta molto diffusa come l'asfodelo. Il Parco dell'Alcantara è un sito d'interesse comunitario (Sic), all'interno del quale si attuano politiche per proteggere l'ecosistema e le sue specie.
«Molte specie nel parco sono a rischio di estinzione perché da sempre l'uomo ha sfruttato le zone fluviali e anche in modo poco civile scaricando acque reflue di industrie, abitazioni o coltivazioni che fanno uso di pesticidi», precisa Zullo. «In 14 anni con l'aiuto degli uomini del corpo della Forestale si è cercato di contrastare tutte quelle attività che potevano alterare l'ecosistema del parco. Alcune industrie cartiere, per esempio, hanno dovuto dotarsi d'impianti moderni di depurazione delle acque reflue. Ma è sempre necessario un attento controllo perché non sempre vengono utilizzati questi sistemi».

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