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La cocaina nei doppifondi delle auto: 16 arrestati a Messina, c'è anche un boss della 'ndrangheta

Operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Messina nella notte. In applicazione di un’ordinanza del gip, emessa su richiesta della Procura distrettuale di Messina, sono state eseguite misure cautelari nei confronti di 18 persone (qui i nomi): 13 sono finite in carcere, tre agli arresti domiciliari, per due scatta l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I reati contestati – a vario titolo – sono associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione arriva dopo alcune indagini sviluppate dal Nucleo investigativo del comando provinciale di Messina a partire dal febbraio del 2021, a seguito delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, che ha parlato del coinvolgimento di uno dei principali odierni indagati quale promotore di una strutturata associazione finalizzata al traffico dello stupefacente operante principalmente nella zona sud della città di Messina. Dall’inchiesta è emersa l’esistenza di un gruppo criminale che aveva, di fatto, pressoché quasi interamente monopolizzato l’approvvigionamento di cocaina nella città di Messina, per poi spacciarla al dettaglio nella stesso capoluogo di provincia, ma anche nel comune di Tortorici, dove è stata accertata l’esistenza di un’autonoma piazza di spaccio gestita da alcuni degli indagati originari della cittadina nebroidea.

La pericolosità del sodalizio criminale investigato e la sua elevata caratura criminale è stata dimostrata dalla circostanza che lo stesso si approvvigionava dello stupefacente - da immettere sulla piazza messinese - da un esponente di spicco della famiglia Nirta, ai vertici della ’ndrangheta calabrese. Nello specifico uno degli arrestati è figlio di Giuseppe Nirta, nato nel 1940, detenuto all’ergastolo per le vicende della cosiddetta faida di San Luca, nonché fratello di Sebastiano Nirta (classe ’71) e Francesco Nirta (classe ’74), entrambi detenuti all’ergastolo per il loro coinvolgimento nella cosiddetta strage di Duisburg, avvenuta in Germania il 15 agosto del 2007 in cui vennero uccise sei persone di origine calabrese, alcune delle quali ritenute esponenti della cosca rivale Pelle-Vottari.

Il fornitore, a sua volta si avvaleva di un’articolata rete di corrieri, tutti residenti nella provincia di Vibo Valentia, alcuni dei quali incensurati, che si occupavano della consegna dello stupefacente «a domicilio» fino alla città di Messina. Particolarmente ingegnose erano le modalità di trasporto dello stupefacente dalla Calabria a Messina in quanto, per sfuggire a eventuali controlli, in particolare ai frequenti controlli presso l’area degli imbarcaderi dei traghetti in arrivo a Messina, gli indagati utilizzavano autovetture modificate in alcune parti della carrozzeria, per ricavarne appositi nascondigli (doppifondi), dove occultare la sostanza illecitamente trasportata.

Inoltre, a dimostrazione dell’efficienza della compagine criminale investigata, è stato documentato come il fornitore calabrese avesse collaborato alla realizzazione del programma criminoso fornendo all’associazione messinese telefoni riservati alle comunicazioni dedicate all’attività illecita. Nel corso delle indagini sono state documentate varie forniture di sostanze stupefacente dalla Calabria alla Sicilia, con il rinvenimento e sequestro – in una circostanza quale riscontro dell’inchiesta – di 3 chilogrammi di cocaina, accertando come l’illecita attività di traffico di stupefacenti fosse florida e in grado di assicurare il continuo afflusso di sostanza sul mercato cittadino.

Oltre alla città di Messina, i vertici dell’associazione erano in grado di rifornire di stupefacente anche alcuni soggetti che operavano nella cittadina di Tortorici, con i quali avevano creato un canale privilegiato di fornitura. In particolare proprio a Tortorici ai carabinieri era ben noto l’attivismo di alcuni pregiudicati del posto, anche per aver ricevuto numerose segnalazioni dalla cittadinanza di Tortorici. In particolare, quattro giovani del posto avevano costituito in loco un ben organizzato commercio di stupefacenti, tanto da effettuare quasi settimanalmente richieste di approvvigionamento a Messina. I militari dell’Arma, nell’attesa di intervenire, hanno inteso rafforzare il quadro indiziario nei confronti degli indagati ed in particolare nei confronti di una coppia di fratelli di Tortorici, capaci di stabili interlocuzioni con l’organizzazione di Messina.

L’indagine conferma i consolidati legami tra la criminalità messinese e quella calabrese nel sempre florido mercato degli stupefacenti, che esponenti della 'ndrangheta sono in grado di far giungere sull’Isola attraverso lo Stretto di Messina. L’operazione condotta dai carabinieri a alle prime luci dell’alba della mattinata odierna, ha impegnato oltre 120 militari del Comando provinciale di Messina, impiegati anche nelle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia.

 

 

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