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L'INTERVISTA

Moles a Taobuk: «Giornali fondamentali per distinguere il vero dal falso»

di
«Per l’informazione locale ci vogliono sostegni. Rifinanziato il bando per le scuole»
Messina, Cultura
Giuseppe Moles

Suona Bach e ama i Pink Floyd. E il punto e virgola, «necessario se il concetto continua», precisa da esperto di tesi. Infatti, Giuseppe Moles, lucano, è docente universitario, oltre a essere l’attuale sottosegretario all’informazione e l’editoria, ospite ieri della penultima giornata di Taobuk e protagonista del dibattito sulle politiche di valorizzazione e promozione della filiera del libro: «Questo governo considera la cultura un bene primario. La mia presenza qui ne è una conferma», chiarisce subito. E se gli chiedi del legame tra informazione e verità che sembra perdersi nell’etere delle fake news, delle notizie non verificate a favor di «like», ottimisticamente, non ha dubbi: «Direi di sì, esiste ancora. Anzi, è fondamentale. E farei una separazione: più che la ricerca della verità, il legame tra cultura e informazione deve aiutare tutti a mettere da parte le falsità: ecco perché qualsiasi idea o iniziativa conduca alla cancellazione delle falsità, soprattutto in questo momento in cui si discute tanto di disinformazione e fake news, non solo è utile ma anche necessaria; e necessita della collaborazione di tutti gli attori del sistema, nessuno escluso, anche dei giganti del web e dei social network, che sono sempre più veicolo di falsità e di criticità enormi della verità. Dobbiamo sforzarci di distinguere nettamente i fatti dalle opinioni e tutti gli attori devono aiutare il sistema e il Paese a certificare quelle che sono le realtà rispetto alle fake news».

Come?

«Ci vuole impegno, responsabilità e collaborazione da parte di tutti - scuola, famiglia, addetti ai lavori - per portare sempre più a una nuova educazione fatta non solo di digitale ma anche di approfondimento. Ho rifinanziato il bando per le scuole che consente di rimborsare fino al 90% delle spese per gli abbonamenti a riviste e giornali. Ma la mia soddisfazione è stata gelata dal commento della mia mamma, 85 anni, una vita da maestra elementare: “Cosa credi di aver inventato? I giornali in classe li facevo leggere anch’io”. Battute a parte, è necessario rendere appetibile il prodotto a tutte le categorie sociali e anagrafiche, e non può farlo il governo, sarebbe dirigismo: il governo deve, invece, fornire tutti gli strumenti più utili perché tutti possano scegliere in che modo leggere. Noi italiani siamo fortunati perché siamo ipercritici e autocritici: se abbiamo gli strumenti per poter controllare, - se lo vogliamo - siamo in grado di distinguere il falso dal vero, la strumentalizzazione dalla normale opinione, la bugia e la propaganda dalla verità dei fatti, come è giusto che sia. La scuola e l’università ci forniscono una preparazione iniziale, ma soprattutto uno spirito, un modo di pensare autonomo, indipendente e più critico possibile».

I giovani, però, giovani si informano prevalentemente sui social e considerano il web più accessibile e veloce. L’online è nemico della carta?

«Non sono d’accordo. Credo che nel medio periodo si potrà arrivare a un circuito virtuoso tra carta e digitale; vari esempi stanno funzionando e alcuni segnali positivi in questo senso stanno venendo anche dai giornali italiani. Il web consente l’immediatezza della notizia, per questo molti giornali si stanno orientando, giustamente, a spiegare il giorno dopo quello che leggiamo sul web il giorno prima, cioè si stanno indirizzando verso l’approfondimento. Sarò un illuso ma quando nacque la televisione si disse che la radio era morta, con l’avvento del digitale si tende a dire che la carta è morta. Radio e televisione convivono pacificamente e lo stesso potrà accadere tra carta e web: tutto sta nella capacità dei protagonisti di questo mondo di adeguarsi maggiormente all’evoluzione del tempo. Sono fiducioso, anche perché constato che siamo tornati a leggere libri di carta. E a comprare i CD. Nessuno l’aveva previsto».

In passato ha dichiarato che nei confronti dell’editoria locale servono non ristori ma sostegni. Conferma?

«Confermo, siamo nella fase che dovrà portarci ai sostegni. Non è un caso che, dopo i vari provvedimenti e le varie risorse di ristoro sotto pandemia, ho già messo a disposizione un’altra serie di strumenti da utilizzare per il rilancio del sistema. Sottolineo anche l’esistenza del fondo straordinario per l’editoria, inserito nell’ultima manovra - in due anni, 230 milioni - che potrà essere utilizzato per intervenire su alcune criticità non previste ma anche per iniziare a ragionare su investimenti di sistema e di filiera. Infine, è stato approvato definitivamente il regolamento da parte dell’Agcom sulla direttiva copyright e la consultazione pubblica si concluderà entro la fine di luglio: significa che le norme della direttiva copyright italiana potranno presto produrre i primi effetti con un amento delle risorse per gli autori e gli editori. Verrà, infatti, giustamente compensato il loro prodotto da parte dei giganti del web che lo veicolano. I maggiori introiti saranno utili anche, e soprattutto, per l’editoria e i giornali locali».

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