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Gela, c'è un focolaio Covid: chiude la terapia intensiva, i 7 pazienti a Caltanissetta

Il reparto di terapia intensiva Covid dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela è stato chiuso a causa di un focolaio che ha coinvolto il personale sanitario. Tre medici su cinque, compreso il primario, due infermieri e un operatore socio sanitario sono infatti risultati positivi e si trovano adesso in quarantena.

I sette pazienti ricoverati saranno trasferiti oggi- 20 gennaio -  all’ospedale Sant'Elia di Caltanissetta dalla centrale operativa del 118, tramite ambulanze e l’elisoccorso di Palermo attrezzato per il trasporto di pazienti Covid. Con i sette nuovi arrivi Al Sant'Elia di Caltanissetta i pazienti della terapia intensiva Covid saliranno da 2 a 9. Il primario del reparto Giancarlo Foresta si sta occupando di gestire l’emergenza territoriale allestendo la terapia intensiva nel blocco operatorio dell’ospedale, già utilizzato a questo scopo a inizio pandemia.

Tre giorni fa un'emergenza simile all'ospedale di Mistretta, dopo la scoperta di un focolaio di Covid che ha indotto la direzione sanitaria a dimettere o trasferire i pazienti ricoverati. La ricerca di soluzioni alternative in questi casi è resa difficile dalla mancanza di posti: l’alto numero di casi di contagio provoca una pressione sul sistema sanitario e per questo non sempre è subito possibile completare il trasferimento dei pazienti più gravi.

«Siamo in piena emergenza», ha detto due giorni fa il primario di medicina e lungodegenza, Nunzio Sciacca. La direzione ha adottato rigide misure di protezione e attende lo svuotamento dei reparti per la sanificazione degli ambienti. Anche tra il personale sanitario sono stati riscontrati casi di positività. I contagiati sono stati subito allontanati.

Ce n'è quanto basta per far dire al presidente di Aiop, la palermitana Barbara Cittadini, che «la carenza di personale medico e infermieristico e la limitata disponibilità di posti letto negli ospedali sono tra le maggiori criticità del Servizio sanitario nazionale, che in questa fase di emergenza pandemica è stato costretto a moltiplicare gli sforzi per gestire al meglio ricoveri e urgenze. La mancanza di medici e infermieri, ma anche di operatori sociosanitari, è il risultato di una programmazione che nel corso degli anni si è rivelata poco lungimirante e inadeguata perché gestita non in base alle esigenze del Ssn ma rispetto alle risorse disponibili».

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