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Maxiprocesso mafia Nebrodi. Il pm Di Giorgio: «Truffe riconosciute». Antoci: «Momento importante»

«Le truffe - dice il procuratore aggiunto di Messina Vito Di Giorgio - sono state riconosciute per buona parte. Riconosciuta l’esistenza del 640 bis, in alcuni casi aggravata. Resta il fatto che su quella parte di territorio della provincia di Messina hanno costituito la principale fonte di arricchimento sia del gruppo mafioso dei Batanesi sia del gruppo dei Bontempo Scavo, ma teniamo conto che è solo la sentenza di primo grado». Il magistrato sottolinea che «è stata riconosciuta la mafiosità dei Batanesi mentre per il gruppo dei Bontempo Scavo no». Per Di Giorgio «è un dispositivo talmente complesso che va letto attentamente».

Per Giuseppe Antoci, l’ex presidente del Parco dei Nebrodi, «è un momento importante. Abbiamo fatto quello che andava fatto, abbiamo superato il silenzio e abbiamo fatto capire che i fondi europei dovevano andare solo alle persone per bene e non ai capimafia». Fu Antoci a denunciare gli interessi dei clan messinesi sui fondi europei. «La lotta alla mafia non si può fare solo con la repressione ma va fatta ogni giorno», aggiunge.

«Quest’aula - ha proseguito Antoci - ha dato un segnale di libertà, di dignità. Ho ascoltato più di seicento anni di carcere, queste condanne mi addolorano perché se si riflette non è una vittoria quando le persone vanno in carcere, forse la società ha bisogno di cambiare culturalmente. La lotta alla mafia non si può solamente fare con la repressione e con le condanne, ma ogni giorno e la possono fare tutti. Questa esperienza dimostra che da un piccolo territorio nasce un protocollo di legalità che viene firmato da tutti i prefetti della Sicilia che diventa legge dello Stato nel 2017 che la commissione europea considera tra gli strumenti più importanti di lotta alla mafia sui fondi europei per l’agricoltura. Se questo è stato fatto con dignità e onestà con piccoli passi da persone che hanno ritenuto di poter fare il loro dovere, penso che il segnale che passi è che tutti lo possono fare perché se ognuno fa il proprio dovere avremo sempre meno processi».

 

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